NASpI 2026: quanto prendi, per quanto tempo e come richiederla (guida completa)

Perdere il lavoro senza preavviso può mandare in tilt il bilancio familiare: ecco come funziona davvero la NASpI nel 2026, quanto spetta e cosa fare per non perdere l'indennità.
Cos'è la NASpI e chi può richiederla
La NASpI, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego, rappresenta il principale strumento di sostegno al reddito per chi perde il lavoro in Italia. Introdotta dal Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22, questa prestazione ha sostituito le precedenti ASpI e mini-ASpI con l'obiettivo di fornire un'indennità mensile ai lavoratori subordinati rimasti disoccupati in modo involontario [1].
Possono beneficiare della NASpI tutti i lavoratori dipendenti, inclusi gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa con rapporto subordinato, il personale artistico e i dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni [1]. La misura si rivolge esclusivamente a chi ha perso l'occupazione senza una propria scelta diretta, quindi principalmente per licenziamento, scadenza del contratto a termine o risoluzione consensuale [6].
Restano esclusi dalla prestazione coloro che hanno rassegnato dimissioni volontarie, salvo specifiche eccezioni. Le dimissioni per giusta causa, quelle maturate durante il periodo tutelato di maternità o paternità e quelle legate a particolari accordi collettivi aziendali che prevedono incentivi alla risoluzione del rapporto mantengono infatti il diritto all'indennità [4].
Requisiti per ottenere l'indennità di disoccupazione
Per accedere alla NASpI nel 2026 occorre soddisfare requisiti precisi che riguardano sia lo stato occupazionale sia la contribuzione versata. Il primo elemento fondamentale consiste nell'essere in stato di disoccupazione involontaria, condizione che si verifica quando il rapporto di lavoro cessa senza una volontà diretta del lavoratore [4].
Sul fronte contributivo, la normativa richiede almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la perdita del lavoro [5]. Una novità rilevante introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda chi ha interrotto volontariamente un contratto a tempo indeterminato nei 12 mesi precedenti la cessazione involontaria: in questi casi è necessario dimostrare almeno 13 settimane di contributi successive a quell'evento [1][2].
Rispetto al passato, la normativa ha semplificato l'accesso alla prestazione, rendendo più agevole il riconoscimento del diritto per molti lavoratori [4].
Il ruolo del quadriennio contributivo
I quattro anni che precedono la disoccupazione rappresentano il periodo di riferimento cruciale non solo per verificare il diritto alla prestazione, ma anche per determinarne durata e importo. L'indennità può essere riconosciuta per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate negli ultimi quattro anni: chi ha lavorato continuativamente per quattro anni può quindi arrivare fino a 24 mesi di NASpI, mentre con 36 mesi di lavoro spettano circa 18 mesi di indennità [6].
I periodi di lavoro all'estero vengono considerati solo se svolti in paesi dell'Unione Europea o in Stati con cui l'Italia ha stipulato accordi bilaterali in tema di assicurazione contro la disoccupazione. I periodi lavorativi in paesi extracomunitari senza convenzione non sono considerati utili e devono essere neutralizzati, con conseguente ampliamento del quadriennio di riferimento.
Quanto si prende con la NASpI: calcolo dell'importo
L'ammontare dell'indennità di disoccupazione dipende dalla retribuzione media percepita negli ultimi quattro anni di lavoro. Il calcolo parte dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali, considerando tutte le settimane contributive presenti nel quadriennio di riferimento [6].
Il meccanismo prevede soglie differenziate. Se la retribuzione media mensile non supera 1.456,72 euro (valore 2026), la NASpI corrisponde al 75% di tale importo. Quando invece la retribuzione è superiore, si applica il 75% fino al limite di 1.456,72 euro, aggiungendo poi il 25% della differenza tra la retribuzione effettiva e questa soglia [1][5]. L'importo massimo erogabile nel 2026 è di 1.584,70 euro mensili lordi [1][5][6].
La riduzione progressiva dell'indennità
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il fatto che la NASpI non resta costante per tutta la durata della prestazione. A partire dal sesto mese di fruizione, l'importo viene ridotto del 3% ogni mese successivo. Per chi ha più di 55 anni, la riduzione parte dall'ottavo mese [1][5]. Questa diminuzione graduale prosegue fino all'esaurimento del periodo di spettanza.
Questo meccanismo ha lo scopo di incentivare la ricerca attiva di un nuovo impiego, evitando che l'indennità diventi uno strumento di sostegno passivo. Chi beneficia della NASpI deve quindi considerare che con il passare dei mesi l'importo ricevuto sarà inferiore rispetto a quello iniziale.
Come presentare domanda all'INPS
La richiesta di NASpI deve essere presentata esclusivamente in via telematica attraverso il portale dell'INPS. I termini sono stringenti: la domanda va inoltrata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Chi presenta la richiesta oltre questo termine perde definitivamente il diritto alla prestazione [3].
Per accedere al servizio online occorre essere in possesso di credenziali SPID, CIE (Carta d'Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). In alternativa, è possibile rivolgersi a patronati e intermediari abilitati che assistono il lavoratore nella compilazione e nell'invio della pratica. L'INPS mette a disposizione anche il contact center al numero verde dedicato per ricevere supporto nella procedura.
La decorrenza dell'indennità varia a seconda del momento di presentazione della domanda. Se inoltrata entro otto giorni dalla cessazione del rapporto, la NASpI parte dall'ottavo giorno successivo. Quando la domanda arriva oltre questo termine, la prestazione decorre dal giorno successivo alla richiesta, con conseguente perdita dei giorni intermedi.
Compatibilità con altri redditi e lavoro
La NASpI non impedisce completamente di svolgere attività lavorative durante il periodo di fruizione, ma prevede regole precise per mantenere il diritto alla prestazione. Chi svolge attività lavorativa durante la percezione dell'indennità deve obbligatoriamente comunicare all'INPS il reddito annuo presunto entro 30 giorni dall'inizio dell'attività o dalla presentazione della domanda [2][3].
Quando il reddito da lavoro resta entro determinate soglie, la NASpI viene mantenuta ma ridotta. Per il lavoro autonomo o con partita IVA, la soglia massima di reddito annuo presunto è di 5.500 euro, come indicato nelle disposizioni vigenti per il 2026 [3]. Per i rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato di durata inferiore a sei mesi, il limite di reddito annuo presunto entro cui conservare la prestazione ridotta è di 8.500 euro, corrispondente alla soglia del reddito minimo escluso da imposizione [3]. In entrambi i casi, se il reddito resta entro questi limiti, la NASpI viene ridotta di un importo pari all'80% del reddito previsto e non decade [2][4]. Per i liberi professionisti iscritti a specifiche casse previdenziali, il limite di reddito consentito è pari a 4.800 euro annui [1][5].
Quando la prestazione viene sospesa
La NASpI viene sospesa automaticamente in caso di rioccupazione con contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi. La sospensione opera d'ufficio per la durata del rapporto sulla base delle comunicazioni obbligatorie, salvo che il beneficiario comunichi il reddito annuo presunto nei termini previsti [4].
Anche una nuova occupazione in paesi dell'Unione Europea o in Stati con cui l'Italia ha stipulato convenzioni bilaterali comporta la sospensione della prestazione. Lo stesso vale per attività lavorative in paesi extracomunitari.
Cause di decadenza dalla NASpI
Esistono situazioni che determinano la perdita definitiva del diritto all'indennità di disoccupazione. Si decade dalla NASpI quando si perde lo stato di disoccupazione, quando si inizia un'attività di lavoro subordinato di durata superiore a sei mesi o a tempo indeterminato senza comunicare all'INPS il reddito presunto entro un mese dall'inizio del rapporto [5].
La mancata comunicazione del reddito annuo presunto derivante da rapporti di lavoro part-time preesistenti alla domanda comporta anch'essa la decadenza, se l'omissione avviene oltre il termine di un mese dalla presentazione della richiesta. Anche il raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata costituisce causa di cessazione automatica della prestazione [1].
Rifiutare offerte di lavoro congrue o non partecipare alle iniziative di attivazione lavorativa proposte dai centri per l'impiego può portare alla perdita dell'indennità. La normativa prevede infatti obblighi di ricerca attiva che il beneficiario deve rispettare per mantenere il diritto alla NASpI [1].
NASpI e lavoro autonomo: le novità
Chi intende avviare un'attività autonoma o di impresa durante la percezione della NASpI può farlo comunicando tempestivamente all'INPS il reddito annuo che presume di ricavare entro un mese dall'inizio dell'attività [5]. Se questo reddito resta sotto i limiti previsti, è possibile continuare a percepire l'indennità in forma ridotta.
Esiste anche la possibilità di richiedere la liquidazione anticipata della NASpI residua per avviare un'attività di lavoro autonomo o di impresa individuale, oppure per sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha a oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio [3][5]. Una novità rilevante del 2026 prevede che l'anticipazione non venga più erogata in un'unica soluzione, ma in due rate: il 70% dell'importo complessivo e il restante 30% dopo verifica della mancata rioccupazione e dell'assenza di trattamento pensionistico [5][6].
Domande frequenti sulla NASpI
Posso richiedere la NASpI se mi sono licenziato?
No, le dimissioni volontarie escludono dal diritto alla NASpI. Le uniche eccezioni riguardano le dimissioni per giusta causa, quelle presentate durante il periodo tutelato di maternità o paternità e specifiche situazioni previste da accordi collettivi aziendali [4].
Quanto dura l'indennità di disoccupazione?
La durata della NASpI corrisponde alla metà delle settimane contributive presenti nei quattro anni precedenti la disoccupazione. Il periodo massimo è di 24 mesi, raggiungibile solo da chi ha lavorato continuativamente per almeno quattro anni. Con tre anni di lavoro si arriva a circa 18 mesi di indennità [6].
Posso lavorare mentre percepisco la NASpI?
Sì, ma entro limiti precisi. Per mantenere l'indennità in forma ridotta occorre comunicare all'INPS il reddito presunto e rispettare le soglie previste dalla normativa vigente [4]. Ogni attività lavorativa va comunicata preventivamente all'INPS indicando il reddito presunto.
Cosa succede se trovo lavoro a tempo determinato?
Se il nuovo contratto ha durata non superiore a sei mesi, la NASpI viene sospesa e riprenderà al termine del rapporto per il periodo residuo ancora spettante. Con contratti superiori a sei mesi o a tempo indeterminato si decade dall'indennità, salvo che il reddito rientri nei limiti previsti e venga comunicato entro un mese all'INPS [5].
Entro quando devo presentare la domanda?
La domanda va inoltrata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Chi supera questo termine perde definitivamente il diritto alla prestazione. Per ottenere l'indennità dall'ottavo giorno successivo alla cessazione occorre presentare domanda entro otto giorni, altrimenti la NASpI decorre dal giorno successivo alla richiesta [3].
La NASpI diminuisce nel tempo?
Sì, dal sesto mese di fruizione l'importo si riduce del 3% ogni mese. Per chi ha più di 55 anni la riduzione parte dall'ottavo mese [1][5]. Questa riduzione progressiva prosegue fino all'esaurimento del periodo di spettanza e ha lo scopo di incentivare la ricerca attiva di una nuova occupazione.
Posso richiedere l'anticipo della NASpI per aprire un'attività?
Sì, è possibile ottenere la liquidazione anticipata della NASpI residua per avviare un'attività di lavoro autonomo, di impresa individuale o per sottoscrivere quote di capitale sociale di una cooperativa [3]. Dal 2026 l'importo viene erogato in due rate: 70% subito e 30% dopo verifica delle condizioni richieste [5][6].
La Redazione di gocciaagoccia.it si occupa di rendere accessibili i temi di finanza personale, fiscalità e investimenti per lettori italiani.
Condividi